Arte/scienza-2 Man Ray, tra arte e chimica della fotografia

Al secolo Emmanuel Radinski(1) (1890–1976), Man Ray fu pittore, fotografo, esponente del dadaismo e del surrealismo, artista sperimentatore, come lui stesso dice: Per esprimere ciò che sento mi servo del mezzo più adatto […] che è sempre anche quello più economico. Non mi interessa affatto essere coerente come pittore, come creatore di oggetti o come fotografo. Posso servirmi di varie tecniche diverse, come gli antichi maestri che erano ingegneri, musicisti e poeti nello stesso tempo.(2)

A proposito della definizione di se stesso come pittore o come fotografo diceva a Daniel Masclet(3): Non sono un fotografo della natura, ma della mia fantasia. Fotograferei un’idea piuttosto che un oggetto.

In vero le definizioni poco importano, quel che conta invece sono i notevoli contributi che apportò alla fotografia, scoprendo nuove tecniche o differenti applicazioni di espedienti fotografici noti, per poter ‘dipingere con la luce’.

La solarizzazione, il sovrasviluppo, la rayografia, gli permisero di innalzare la professione del fotografo ad un’arte. In realtà potremmo dire che asservì alla sua abilità artistica la luce e i processi fotochimici ottenendo, con la macchina fotografica come mezzo e la pellicola come materia prima, dei veri capolavori.

Dietro opere di notevole suggestione, come Primato della materia sul pensiero (1929)(4) o Study of hands (1930) c’è un processo meramente chimico. Ancora una volta emerge lo stretto rapporto tra arte e scienza, così apparentemente lontane eppure intimamente legate.

Il funzionamento dei materiali fotografici si basa sulla reazione alla luce degli alogenuri d’argento, composti formati da argento recante una carica positiva (Ag+) e da un alogeno(5) con carica negativa, in genere cloruro (Cl) o bromuro (Br). Esponendo la pellicola alla radiazione luminosa all’interno della fotocamera, si ottiene un’immagine latente, costituita da pochi atomi d’argento metallico (Ag°) che agiscono da centri attivi e provocano la riduzione di altri ioni Ag+ ad Ag°, creando depositi più consistenti e rendendo visibile l’immagine. La trasformazione dell’immagine latente in un deposito visibile d’argento avviene ad opera di uno sviluppatore, che è una sostanza (agente riducente) in grado di cedere elettroni all’argento, operando la seguente reazione chimica:

2 Ag+Br– → 2 Ag° + Br2 (6)

Nei materiali sensibili a base di alogenuri, la riduzione dello ione argento a granuli di argento metallico inizia con l’esposizione e si completa con lo sviluppo. La quantità di metallo prodotto dipende dall’entità dell’esposizione a cui è stata sottoposta ciascuna area del materiale sensibile.

La tecnica impiegata da Man Ray consiste in un particolare metodo di sviluppo, che permette di evidenziare i contorni dell’oggetto con una linea nera, simile ad un intenso tratto di matita. Normalmente definita solarizzazione(7), dovrebbe a rigore essere chiamata pseudosolarizzazione o effetto Sabattier(8). E’ un processo che avviene in camera oscura, esponendo il negativo parzialmente sviluppato ad una luce debole. La radiazione colpisce completamente solo i cristalli della zona in ombra durante la ripresa, poiché quelli esposti risultano protetti dall’argento metallico che ha già subito lo sviluppo. Lo sviluppatore agisce quindi più efficacemente sulle aree ‘velate’, facendo risultare le ombre più dense delle luci.

Un’altra tecnica teorizzata e ampiamente impiegata dal pittore-fotografo americano è la rayografia, che da lui appunto prende nome. Il fotogramma o rayogramma è una fotografia che si ottiene per esposizione selettiva di pellicola vergine alla luce, senza l’ausilio della fotocamera. Gli esiti di questa tecnica si possono osservare in opere come Rayography (“Champs délicieux” n°04 – 1922) o Cigarettes (1924), solo per citare due esempi.

Note:

(1) Si trovano diverse grafie del cognome di Man Ray, quella riportata è presa dall’enciclopedia Treccani on-line

(2) Citazione tratta da: Arturo Schwarz, ART DOSSIER – Man Ray, p.5, Ed. Giunti

(3) Fotografo e critico francese (1892-1969)

(4) Quest’opera e quelle citate di seguito possono essere viste sul sito http://www.manray-photo.com

(5) Gli alogeni sono una famiglia del sistema periodico degli elementi costituita da Fluoro, Cloro, Bromo, Iodio e Astato (Gruppo VII B)

(6) Si tratta di una ossido-riduzione, cioè una reazione nel corso della quale varia il numero di ossidazione di uno o più elementi: si ha contemporaneamente una perdita di elettroni da parte di un reagente e l’acquisizione di elettroni da parte di un altro.

(7) Il fenomeno è causato da una enorme sovraesposizione del materiale sensibile (esposizione da cinquecento a diecimila volte superiore a quella corretta) e fu chiamato dai dagherrotipisti solarizzazione poichè poteva essere prodotto solo dall’intensità della luce solare diretta.

(8) Il nome si deve ad Armand Sabattier (1834-1910), che nel 1862 descrisse tale effetto e lo chiamò inversione di pseudosolarizzazione.

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