Controtempo

Chiedo scusa per il post del giovedì che arriva il sabato ma questa settimana … l’informatica mi ha remato contro ;-). Buona lettura (spero…)

Qualche volta, in una giornata normale, può capitare di guardare per un attimo la natura attorno, di fermarsi a prendere un respiro e di…fare una scoperta.

Trenta fuggevoli minuti per emergere dalla periferia e raggiungere il centro.

Fare tardi al primo colloquio sarebbe un disastro. Agguanto al volo la metropolitana e mi infilo nella vettura stipata, esercitando una piccola pressione sugli individui già inscatolati. Scendo e cammino spedita, col passo allenato da anni di corse per non perdere il treno, il tram, il bus… il tempo. Forse così sto perdendo la vita, penso per una frazione di secondo, ma abbandono l’idea e mi incammino svelta.

Arrivo con qualche secondo di anticipo. Lussuosa casa d’epoca, ristrutturata da un architetto di grido, in una via del centro delle più chic. L’unica cosa out deve essere il prezzo. Tutto questo mi passa per la testa nei pochi attimi che intercorrono tra il suono del citofono e il clac della porta che si apre.

Salgo i cinque o sei gradini davanti a me e faccio mentalmente due conti: se l’inquisitore si sbriga, riesco a saltare sul treno delle 17.45. Mentre penso, una mano, curatissima, mi si materializza davanti. La stretta è energica e piacevole: forse non è uno dei soliti selezionatori con l’aspetto da ex-modello e il cervello liofilizzato, mi dico alzando lo sguardo a in contrare un sorriso stereotipato, aperto su una fila di denti troppo bianchi e perfetti anche per la pubblicità di un dentifricio. Mi accorgo che siamo alle solitee cerco di stamparmi in volto un sorriso meno ebete possibile.

Il colloquio è rapido e indolore.

Mi catapulto giù, infilo la porta e mordo l’asfalto. Al semaforo rosso lo sguardo cade nell’aiuola con la sua esplosione di fiori colorati. Questi quando sono spuntati? Devo essermi distratta un attimo ed è tornato un altro Aprile di sole e di nuvole. Di nuovo rosso, accidenti. Ora per arrivare alla stazione in tempo devo devolvere l’obolo ai trasporti urbani e prendere al volo la metro.

Realizzo di colpo che non ne ho voglia. Vado a piedi e prendo il treno dopo. Neanche l’ho deciso, che iniziano a cadere enormi goccioloni. Allora con due balzi sono in libreria, quella col caffè letterario che in assenza di eventi rimane comunque caffè. Ordino un infuso e lo sorseggio, mentre gli occhi vagano tra le copertine colorate e l’odore di carta stampata si mischia al profumo che esala dalla chicchera, creando una miscela deliziosa per l’olfatto e per l’anima. Bevo lentamente, poi giro per gli scaffali sfogliando e odorando libri fino a che mi imbatto nell’ultima fatica di una giallista che adoro. Pago e sono di nuovo per strada, troppo tardi anche per il treno dopo, ma non importa perché è una giornata particolare oggi: ho ritrovato il piacere di camminare lenta, di farmi un regalo, di scovare tra le pieghe dei minuti la Vita (con la maiuscola!) che fa capolino.

Succede, smettendo di inseguire il tempo.

 

2 pensieri su “Controtempo

  1. Grazie.
    Termine desueto e più adatto alla tazza da caffè che a quelle per infusi e tisane (che han forme un po’ diverse) ma…dovevo metterlo per forza, visto che mi riporta a bei momenti dell’infanzia e mi piace tantissimo ;.-)

    "Mi piace"

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