L’importanza di essere organizzati

A quasi un mese di distanza, torno a pubblicare su questo blog.
Sono scomparsa senza preavviso, non è carino, lo so (e chiedo venia) però ho una ragione buona (almeno così appare ai miei occhi non imparziali): ho dedicato ogni momento libero ai miei hobby, il cartonnage e la creazione di composizioni floreali, per “fabbricare” oggetti handmade da esporre e vendere ad un mercatino, che si terrà in quel di Carimate (CO) il prossimo lunedì 8 Dicembre, e ad una fiera, il Mexpo di Malpensafiere, che si è tenuta il 22-23 Novembre scorso.
IMAG0922Del mercatino ancora non ho nulla da dire, se non che siete ovviamente tutti invitati a passare di lì (piccolo auto-spot pubblicitario!).
Sulla fiera invece vorrei fare qualche considerazione.
Perchè si partecipa ad una fiera campionaria? La prima e più logica risposta è: per vendere. Indiscutibilmente vero. Questa però non è l’unica motivazione, almeno per certe tipologie di espositori. L’evento è anche pubblicità, una vetrina reale (nel momento in cui la fiera si svolge) e virtuale (l’elenco espositori e altro materiale che rimane sul sito internet dell’evento stesso).
Per “fare contatti”, cioè distribuire informazioni e biglietti da visita a persone potenzialmente interessate all’acquisto, ed essere visti dal target giusto di pubblico, un’adeguata organizzazione della fiera è indispensabile. E’ sicuramente gradito che chi si occupa dell’evento sia cordiale, disponibile, gentile…ma che sia organizzato è imprescindibile.
Bisogna che sia attento all’adeguata disposizione degli espositori negli stand, che sia in grado di creare percorsi di visita che massimizzino la visibilità di ciascun espositore (o, perlomeno, categoria di merci), che sappia rendere semplice per il visitatore trovare ciò che cerca, che sappia avvalersi di sapienti comunicatori così che le informazioni sul sito e sugli stampati siano chiare, coerenti, comprensibili.
Molto di questo al Mexpo, edizione autunno 2015, è mancato.MEXPOsettori2Le aree tematiche erano tre, come si vede nell’immagine qui sopra, e razionalmente ci si poteva aspettare che fossero ben individuabili e distinguibili. Invece gli espositori erano variamente mischiati nei tre padiglioni, dove, senza una logica apparente, erano distribuite anche aree ristoro e zone di intrattenimento bimbi. La mappa della fiera non riportava l’elenco espositori nè sulla pianta una numerazione che consentisse di orientarsi tra gli stand. Il percorso del visitatore diveniva quindi casuale, così come poco mirata era la possibilità di incontro della domanda con l’offerta.
Ho venduto oggetti? Sì
Ho avuto contatti interessanti? Ancora sì
Questo però non migliora il giudizio sulla fiera, perchè tutto ciò è accaduto “casualmente” non grazie ad una corretta strutturazione della manifestazione.
Quello che mi viene spontaneo domandarmi è: ‘Quanto di più avrei venduto se l’organizzazione fosse stata adeguata e avesse permesso di trovarmi rapidamente a chi cercava regali artigianali per il Natale invece che a chi voleva un modellino o sedie per il patio?’.
Una fiera campionaria espone molte merci eterogenee e quindi richiama anche un pubblico eterogeneo, ogni parte del quale è interessata solo a certe categorie di merci esposte.
Forse, con un’organizzazione più razionale, le vendite non sarebbero aumentate, ma di sicuro avrei incontrato un target più mirato, quello interessato al mio tipo di prodotto e quindi sarebbero aumentati i contatti fatti, la visibilità presso possibili compratori.
Se sulla cartina ci fosse stato l’elenco espositori, la “pubblicità” sarebbe continuata anche una volta che il visitatore fosse tornato a casa. Stessa considerazione vale per il sito (www.mexpo.it) dove dopo solo una decina di giorni nessun tipo di materiale è più disponibile, pagina dei ringraziamenti esclusa.
Personalmente ritengo che per chi cura e realizza eventi molte siano le doti importanti ma che nessuna sia paragonabile a the importance of being…organised!

4 pensieri su “L’importanza di essere organizzati

    • Di sicuro quel che dici è vero ed è una delle cause, se non la principale, dei risultati scarsi che si hanno. Mi sembra però che ci sia anche dell’altro: le persone lavorano senza entusiasmo e voglia, con poca professionalità. Poi ho come l’impressione che non ci siano la competenze giuste al giusto posto: si mette a fare una certa cosa qualcuno che non è in grado di farla al meglio e che invece in un altro ruolo funzionerebbe perfettamente, insomma la gestione del capitale umano pare fatta sempre più a caso…

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