Emozioni (e suoni) che risanano …o che danneggiano

Oggi voglio condividere con voi alcune considerazioni tratte da un breve saggio (“El libro de las emociones”) di una scrittrice messicana, Laura Esquivel.
Purtroppo la traduzione in italiano di questo testo non esiste (o, almeno, a me non è riuscito di trovarla), quindi le righe che seguono non saranno una citazione esatta ma una mia traduzione dal testo in lingua originale.
Se il senso di questo estratto, a mio giudizio molto interessante, ho la presunzione di credere che non andrà perso (nonstante la mia traduzione “artigianale”), si perderà invece totalmente (e, ahimè, inevitabilmente) il lirismo, la fluidità delle frasi, la bellezza della scrittura della Esquivel. Grande perdita letteraria e artistica ma non tremenda ai fini del post odierno che di questo testo vorrebbe valutare la bontà “scientifica”…e scoprire se siete d’accordo o meno con quel che in esso si dice del potere delle emozioni.

Nell’ambiente scientifico è accettato che una persona che assiste ad un assassinio o che subisce un forte stress emotivo possa rimanere cieca o sorda, però non è accettato che possa riacquistare la salute semplicemente cambiando il suo modello di pensiero.
Si ha consapevolezza del danno psicologico che può nascere da una discussione familiare, dalla mancanza di affetto o da un sentimento di inferiorità, ma non del potere curativo che una frase ripetuta varie volte al giorno ci può apportare. Tuttavia, non possiamo negare né che i pensieri negativi ci colpiscano e causino danni gravi nel nostro organismo, né che una preghiera pronunciata con fede a volte consegua risultati miracolosi nei malati.
Viviamo in un Universo in costante mutamento. Ogni minuto nascono e muoiono stelle, tempeste, arcobaleni, nubi, piante, animali, esseri umani, pensieri e… emozioni. Accettiamo che il vento possa spostare una nuvola perché lo stiamo vedendo, però non che un pensiero o un’emozione […] causi reazioni fisiche e chimiche nel nostro organismo. Accettiamo il sorgere del sole e della luna […] però non arriviamo a comprendere il beneficio che può arrecare il nascere di un sorriso nel nostro cuore.
Tuttavia, poichè tutto nell’Universo muta, speriamo che la tristezza, la depressione, la sofferenza terminino da un momento all’atro, che si eclissino, che svaniscano come nubi scaccciate dal vento, senza renderci conto che siamo noi stessi gli agenti del cambiamento. Che la forza dell’allegria può disperdere il dolore o almeno renderlo più sopportabile.
Non ce ne accorgiamo perché la maggior infermità della nostra epoca è la depressione e il male più grande l’angoscia. E la loro influenza, come una nuvola nera, ci oscura l’anima e il raziocinio.
Questo male terribile, che affligge milioni di persone, ha il potere di restringerci il cuore, poiché quando uno è depresso, tutto l’organismo si contrae. La nostra capacità di agire, di pensare, di godere si riduce ai suoi minimi termini. Concorderete con me sul fatto che la vita moderna che viviamo nelle grandi città non contribuisce per nulla ad allargare il nostro spirito. Ci impone in ogni momento grandi doveri e acuisce ancora di più la sensazione di affanno. Quotidianamente dobbiamo combattere senza armi per uno spazio in metropolitana, nel parcheggio, nei ristoranti, nei cinema. Dobbiamo sopportare il rumore delle automobili, delle fabbriche, delle radio a tutto volume.[…]Con tutto ciò, le grandi città si sono trasformate nel miglior brodo di coltura per le tensioni. Per mantenere la tensione muscolare di un organo o di un muscolo serve molta energia. Potremmo dire che ogni muscolo teso è, al pari della goccia che cade da un rubinetto chiuso male, una fuga costante di energia che ci procura affaticamento. Lo stress, tra le altre cose, causa la contrazione e l’irrigidimento degli organi interni e rende difficile il loro funzionamento. Li chiude in una camicia di forza che non li lascia lavorare. Contraendosi, fanno si che la membrana che li ricopre aderisca completamente e renda impossibile espellere il calore e le tossine che quindi restano all’interno.
Normalmente, il calore che un organo produce mentre lavora è espulso attraverso l’esofago. Questo tubo funziona come la ciminiera di una fabbrica, lasciando uscire l’aria calda. A temperature basse, possiamo chiaramente osservare l’uscita del vapore dalla nostra bocca mentre parliamo. Immaginiamo ora quel che succede quando il silenzio e la solitudine ci obbligano a tenere la bocca chiusa. Quando, a parte ciò, lo stress obbliga la nostra meravigliosa macchina interna a lavorare a marcia forzata per portare a termine il suo lavoro di purificazione, di trasformazione e di mantenimento di tutto il nostro corpo. L’immagine più appropriata sarebbe quella di una pentola a pressione sul punto di esplodere. Infatti dicono che il cuore di una persona morta d’infarto sembri cotto.
Come si vede, la semplice emissione di un suono e la sua corretta vocalizzazione ci può evitare molti mali. Nell’antichità, i maestri taoisti scoprirono che certi suoni erano strettamente correlati con ogni organo e che era necessario apprendere il modo di emetterli per alleviare la depressione, l’ansia o l’ira. […]
Sfortunatamente, non tutti abbiamo accesso a questo tipo di conoscenze e, perciò siamo esposti a patire le terribili conseguenze dello stress. Lo stress, non solo impedisce la naturale emissione del calore prodotto dagli organi, ma li obbliga anche a operare in condizioni tanto avverse da causare un prematuro logoramento. L’unico modo di alleviare la tensione ed evitare il surriscaldamento degli organi interni è il rilassamento e il modo migliore di rilassarsi è per mezzo della risata.

4 pensieri su “Emozioni (e suoni) che risanano …o che danneggiano

  1. sono d’accordo che una azione negativa possa influenzare in maniera devastante e veloce un organismo. purtroppo nel nostro “DNA” è più propenso a far filtrare la negatività delle cose piuttosto che la positività. ecco perché nessuno che io sappia è ancora guarito dalla cecità grazie alla preghiera (miracoli di un noto personaggio esclusi) mentre è frequente che le persone pordano uno dei sensi principali dopo un intenso shock.
    questo non vuole dire che atti positivi possano portare ad un miglioramento psico fisico.ritengo solo che bisogna far abituare il corpo, il cuore e l’anima a questa “opera positiva” e quindi ci vuole tempo, costanza e abnegazione. infine credo che mentre una azione negativa possa influire su tutti anche se non preparati o sensibili perché in qualche modo subita, una azione positiva abbia effetto solo se il ricevente è predisposto e stimolato a volerla recepire.

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    • Interessanti le tue considerazioni e anche piuttosto condivisibili, almeno per me.
      In effetti, leggendo tutto il saggio si comprende che la scrittrice vuole proprio parlare di un cambiamento (lento, costante, globale) di abitudini di vita, di ciò che guardiamo, ascoltiamo…del modo in cui viviamo quotidianamente. E’ un lavoro scritto basandosi anche su studi di neurobiologia e quindi non parla tanto di “miracoli” ma piuttosto di come possano sembrare “miracolosi” certi miglioramenti anche fisici quando si cambia stile di vita e si integrano nella cura di se stessi anche “terapie” particolari, come la risata o la musicoterapia o altro.

      Buona giornata

      Simona

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    • Vero, anzi verissimo, ma nella sua semplicità (quasi banale)…tremendamente difficile da fare a volte (almeno per me). Questa semplice azione del “non prendersela” passa per il saper dare il giusto peso agli accadimenti, avere un buon equilibrio personale, essere in grado perdonare, esser capaci di non risentire eccessivamente del giudizio altrui, avere abbastanza forza interiore da non mollare nelle difficoltà e (decisamente non ultimo) esser “fluidi”, ovvero saper cambiare, accettare l’imprevisto, adattarsi… Se ci riuscissimo più spesso, come ben dici tu, andrebbe tutto meglio.

      Buona giornata

      Simona

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