La “buona scuola”? – parte 2

Questa settimana lascio ancora la parola a Camille Ferond, per la seconda parte delle riflessioni sul sistema scolastico.

“Senza dubbio, la carenza di coordinamento fra le azioni del sistema di formazione ed educazione e il sistema produttivo oltre alla scarsità e ‘miopia’ degli investimenti in ricerca e innovazione hanno lasciato un vuoto, che si è tradotto in un ‘mercato della formazione’ per aziende di consulenza e formazione (legate alle Camere di Commercio, in piccola parte, a fornitori di macchine e software ed alcune aziende di formazione del settore pubblico), mentre le scuole e le istituzioni universitarie sono meno attive su questo piano. Inoltre, l’impatto di queste iniziative è meno che evidente. Rari sono gli Enti che riescono a rispondere alla domanda sul ritorno dell’investimento con qualcosa di più che i soli dati di vendita. I dati su cosa succede agli alunni una volta finito il percorso di formazione sono del tutto illusori. La mancanza di interesse per tali criteri di qualità e validità –utili a comprendere come migliorare l’offerta per rispondere al bisogno di allineamento strategico tra competenza e offerta in tempi e modi utili– mi sembra tradire un interesse soltanto pecuniario a breve termine ed una certa proiezione della propria insicurezza/cinismo sugli allievi, che si ritrovano ricchi di esperienze ‘formative’ ma ancora più poveri di denaro e con una speranza di lavoro uguale a prima della formazione. La faccenda rischia di creare un tremendo circolo vizioso.
Un’iniziativa che potrebbe porre luce su una potenziale via di uscita da questo meccanismo mi sembra emergere dal sito del ISFOL, Ente Pubblico di Ricerca sui temi della Formazione delle Politiche Sociali e del Lavoro (ricco di banche dati, tutorial su come usare il sito, video sui lavori del futuro, link utili ad altri enti, ecc.). Idealmente fungerebbe da miccia per generare un sistema virtuoso dove i ragazzi sono motivati dalla concretezza dello scopo dello studio e incentivati da opportunità di fare stage in aziende, che a loro volta sono incentivate a formare ragazzi da impiegare a lungo termine per contribuire maggiormente all’innovazione e alla competitività delle aziende stesse.
Sarebbe interessante vedere cosa ne pensate voi, i lettori del blog. Capire come ISFOL rappresenta il vostro lavoro attuale e come trovate il sito quale fonte di informazione sul rapporto competenze/offerta.
È chiaro che ‘dotare’ queste iniziative di strumenti legali adeguati (ad esempio decreti legge simili a quelli che governano il virtuoso sistema di apprendistato tedesco, che controllano gli stipendi per settori in modo da scoraggiare i giovani dal cercare lavoro in una aziende diversa da quella che ha investito nel loro apprendistato) sosterrebbe ulteriormente gli imprenditori nel loro tentativo di contribuire a ottimizzare le condizione di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro – un nuovo inizio verso un’economia basata sull’innovazione. Nel frattempo, in assenza di adeguati decreti e dialogo diretto con gli enti di riferimento, per i ragazzi delle scuole superiori in cerca di occasioni per mettersi alla prova nel mondo del lavoro, penso non guasterebbe coinvolgere alcuni potenziali datori di lavoro nelle conversazioni informali sulla scuola, cominciando col chiedere loro cosa apprezzano di più in un giovane in cerca di esperienza lavorativa (http://www.isfol.it/mediateca/video-tematici/tutorial-sistema-informativo-sulle-professioni)”

2 pensieri su “La “buona scuola”? – parte 2

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