Recupero vestiti, ovvero “indossare idee”

Recuperare, riciclare, ri-usare sono termini quasi inflazionati attualmente. Il significato che racchiudono è del tutto positivo, intendiamoci, ma pare che riciclare sia diventata una moda più che un atteggiamento consapevole adottato per importanti e fondati motivi. Resta comunque una cosa buona ma il timore è che, se si tratta di una moda, presto o tardi passerà. Staremo a vedere.
Comunque, nei primi anni ’90 (del secolo scorso) il recupero-riciclo-riuso non era ancora così in voga, io ero una liceale con un po’ di tempo libero e mia madre era una (poco più che) quarantenne brava, tra le altre cose, con ago, filo, macchina per cucire, modelli e…”pozioni” casalinghe (tipo il tè usato per tingere i pizzi…).
Capitava non di rado che, davanti ad un pezzo di stoffa avanzato da qualche precedente lavoro sartoriale o ad un vestito rovinato o che non gradivo più, mi venisse qualche idea (“una delle mie idee”, come diceva lei, quelle fatte apposta per procurarle del lavoro aggiuntivo). Così un giorno ho preso una maglia di contone nera che mi piaceva tanto ma su cui era finita della candeggina, l’ho riempita di nodi e l’ho consegnata a mamma perche facesse la “giusta” miscela di acqua calda e varechina e ce la immergesse per il “giusto” tempo (qualche anno dopo, da chimico, le miscele, diluizioni, reazioni in genere sarebbero diventate il mio pane quotidiano, ma al tempo della maglietta rovinata davo le dritte e stavo a guardare!).
Ne venne quello che a me allora, con molta presunzione giovanile, parve un capolavoro:
Mix2
Questa “opera di stintura” creativa è rimasta un caso unico.
Sovente, invece, mi è capitato di prendere foglio e matita, fare uno schizzo più o meno brutto (visto che non disegno granchè) e poi annunciare che bisognava tirarne fuori un modello in carta di dimensioni reali per realizzare il capo che avevo pensato.
Detto fatto ci si metteva all’opera e in breve un vecchio pantalone jeans diventava una minigonna, le pezze del cappotto realizzato dalla sarta diventavano un gilè e così via.
Un giorno vidi a scuola l’originalissima camicia di un mio compagno. Tornai a casa, presi un vestito dismesso a quadretti vichy e degli scampoli di tessuto (resto di qualche camicia su misura, credo) e poi “stressai” mamma all’infinito per convincerla di quanto fosse fantastica la mia idea. Durai una certa fatica, dato che cucire insieme decine di riquadri di cotone per ottenere un pezzo di stoffa sifficientemente grande non era il massimo del divertimento (!), ma alla fine la spuntai. Il capo che ne venne si può vedere qui sotto.
Mix1
Da parecchi anni nessuno lo indosssa più ma ancora esiste ed è in ottimo stato!

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