Il bosco “delle memorie”

Solitamente posto di giovedì, ma questa volta dovevo postare proprio il 10 Luglio, che quest’anno non è di giovedì.
Se avete quarant’anni o più, molto probabilmente questa data vi dice qualcosa. E’ qualcosa di brutto e spiacevole, ma che non necessariamente ha segnato in maniera particolare le vostre vite. Io, però, sono di Seveso, anno di nascita 1973, e questa del 10 Luglio 1976 è una data che ha lasciato un segno, una di quelle che non si dimenticano.
Quel giorno, dall’Icmesa (una fabbrica di proprietà del gruppo svizzero Givaudan Hoffmann-La Roche) si sprigionò una nube tossica, contenente principalmente 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD) o, per i non addetti ai lavori, semplicemente diossina:
360px-TCDD_struttura
Al confine tra il terriotorio di Seveso e quello di Meda, è nato alcuni decenni or sono il Bosco delle Querce, un parco sorto sull’area dell’Icmesa, voluto anche come luogo della memoria.
Stamattina, complice il caldo meno forte e un’arietta piacevole, mi sono recata lì. Volevo passeggiare un po’ e “rinfrescarmi la memoria”.
Prima di procedere col bosco, però, torno un’attimo in dietro. Dopo il “disatro di Seveso” per i bambini socializzare con “non sevesini” fu più difficile e la difficoltà era proporzionale alla distanza dal luogo: se un genitore di Cesano Maderno (giusto per fare un esempio) si preoccupava poco di lasciar giocare suo figlio con te, uno di Rimini, Viareggio, Tropea…  (sempre per fare degli esempi a caso) ne era quasi terrorizzato. Sì, perchè “si sapeva” che la diossina era mutagena, teratogena, cancerogena. Poco importava avere un’idea seppur vaga di cosa questa misteriosa diossina fosse e ancor meno importava che per bambini di 5 o 6 anni che giocavano insieme il pericolo che un feto risultasse danneggiato era quantomeno improbabile! Ancor meno propabile, mi sento di dire, che la contaminazione da diossina (anche dopo anni dal disastro) potesse passare da un bambino all’altro per semplice “esposizione” e causare mutazioni nel bambino in origine “non contaminato”. Credo che ciò che scrivo, oggi, sembri fantascienza a molti, anche se magari si occupano di amministrazione o di legge e non sono per nulla scienziati. Allora però era la reltà dei fatti. All’ignoranza (davvero enorme e dilagante) si aggiungevano le battute “simpatiche” di chi invece sapeva ma pensava di farci una risata sopra. Molti anni dopo, matricola alla facoltà di chimica, mi sentivo rivolgere battute sulla diossina, Seveso e L’icmesa (tanto ormai la cosa era capitolo chiuso e certo non potevo prendermela per una battuta!).
Per risolvere il problema di avere bimbi con cui giocare durante le vacanze al mare, mia madre (saggia, come spesso sono le mamme) mi disse dire non più che venivo da Seveso ma da Meda. Io ero assolutamente incapace di mentire, ma il ragionamento che mi fece mi convinse: i miei nonni stavano a Meda, io passavo da loro la quasi totalità del mio tempo, quindi alla fine quella non era una menzogna (dell’ufficio anagrafe, la residenza e altre cose burocratiche allora ignoravo quasi l’esistenza). Problema risolto, i bambini con cui giocare tornarono in quantità. Era stato facile, era bastato sostituire una parola nel rispondere alla domanda: – Da dove vieni? Rispondevo Meda anzichè Seveso e il gioco era fatto.
A questo punto siamo pronti per tornare al Bosco delle Querce.
Dopo la scirtta sul muro e il cartello sul cancello
scritta muroIMAG1449
si fanno pochi passi e si trova un altro cartello: si tratta di uno dei pannelli che raccontano gli accadimenti del Luglio 1976
IMAG1450

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C’è chiaramente scritto “fabbrica Icmesa di Meda”.
Forse siete sorpresi, vi state chiedendo: – Ma come? Se tutto il mondo sa della diossina di Seveso? Se esiste anche una “direttiva Seveso” (addirittura europea)? Se ti bastava dire che venivi da Meda anzichè da Seveso per mettere in assoluta tranquillità i genitori dei bimbi con cui volevi giocare? Forse abbiamo capito male oppure quello che è stato detto non era la verità.
No, tranquilli, avete capito benissimo: l’Icmesa sorgeva proprio sul terriotorio del comune di Meda e a Seveso tutti lo sapevano (immagino che anche a Meda fosse cosa nota). E quello che è stato detto era comunque “la verità”.
L’ho imparato negli anni, la verità è la risultante di una somma vettoriale e, come tale, perchè vari anche di molto è sufficiente cambiare di poco i singoli vettori della somma.
L’economia, il commercio, la politica hanno una loro oggettività che spesso non coincide con l’oggettività della geografia o della scienza.
Esistono tante memorie, così come tante verità.
Se poi siete patiti della Verità assoluta (quella con la maiuscola, quella che rende liberi) potete sempre trovarla nel vangelo di Giovanni (Gv 8,32).

NOTA
Per chi volesse approfondire, riporto una bibliografia (miserrima, vogliate scusarmi).
C’è un libro del giornalista Daniele Biacchessi,“La fabbrica dei profumi” che lessi anni fa trovandovi interessanti spunti di riflessione.
Esiste anche un libro scirtto dall’allora sindaco di Seveso, Francesco Rocca, “I giorni della diossina. Seveso: la verità di un protagonista”. Questo non l’ho letto, ma vorrei leggerlo a breve e, chissà, magari parlarvene in un prossimo post.

4 pensieri su “Il bosco “delle memorie”

  1. Molto pragmaticamente chiedo: ma quell’incidente ha lasciato il segno?! Mi piacerebbe sapere la percentuale di tumori in persone che vivevano e vivono tuttora in questa zona… Hai idea se ci siano ricerche epidemiologiche in corso?!? Io non l’ho vissuta direttamente questa cosa… A Meda sono venuta ad abitare qualche anno dopo. Mi ricordo solo i pannelli gialli fosforescenti in superstrada che mi indicavano che ero quasi arrivata a casa (nuova casa….)

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    • Ciao Diana,
      parlavo di questo aspetto proprio pochi giorni fa con due amici medici tuoi concittadini (G. e C., che anche tu conosci) e pare che gli studi fatti per valutare l’aumento o meno di alcune patologie sulla popolazione allora esposta alla TCDD abbiano preso in esame “patologie sbagliate” (concentrandosi ad esempio sulle malattie ematologiche e non su altri tipi di cancro che avrebbe potuto essere interessante monitorare). Vedo ora che alcune info sono disponibili alla pagina http://www.epicentro.iss.it/focus/seveso/seveso.asp.
      Non conoscendo in dettaglio i risultati degli studi, non mi sono permessa di parlarne nel post, scegliendo di portare l’attenzione sul disagio emotivo e psicologico, oltre che sulle conseguenze che ha avuto la versione dei fatti comunicata ai media.
      Per quanto riguarda i risultati delle ricerche, credo che la cosa migliore sia parlare con medici che abbiano qualche anno in più di noi e che lavorassero in ospedali della zona negli anni ’80 (del secolo scorso).

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  2. Post molto interessante Simona.
    Mi trovavo giusto un paio di settimane fa ad Ho Chi Minh city in Vietnam e ho visitato il famoso museo della memoria sulla guerra (davvero interessante e da vedere). Una delle sale era dedicata al celeberrimo agente Orange che causò oltre 300.000 morti e 100.000 bambini nati deformi.
    Non sapevo che la base chimica è proprio la diossina. Un grande cartello diceva che ne bastano 80mg per contaminare 20 km quadrati di territorio.
    Mi sono chiesto se le autorità italiane abbiamo mai dichiarato quanta ne fu rilasciata nell’incidente di Seveso/ Meda. Guardando sul web non ho trovato nulla. A voi del posto fu rilasciato qualche documento?

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    • Ciao Riccardo.
      Non sono un’esperta di erbicidi, defoglianti e affini ma l’agente orange, stando a quello che si trova pubblicato, dovrebbe essere una miscela 1:1 di due acidi carbossilici con un anello aromatico (acido 2,4,5-triclorofenossiacetico e acido 2,4-diclorofenossiacetico). La diossina (TCDD) non è uno dei componenti dell’agente orange ma è presente in esso come contaminante, che si genera durante la produzione a causa delle condizioni di reazione. Quindi il potere contaminante di questo defogliante e della TCDD sola sono diversi (o è molto probabile che lo siano).
      Dati sulla quantità di TCDD rilasciata nell’ambiente nell’incidente dell’Icmesa probabilmente ne sono stati forniti, ma io non li conosco. All’epoca ero troppo piccola e per un certo numero di anni seguenti preoccupata delle conseguenze immediate e “banali” sulla mia vita (tipo appunto avere coumque amici con cui giocare anche se ero “tossica”), più tardi l’incidente divenne cosa vecchia e se ne parlò sempre meno (con relativa penuria di dati e notizie fondate). Alla facoltà ho poi incontrato tra i docenti una delle persone che avevano fatto i rilevamenti, ma non ne ho comunque saputo nulla di più.
      Documenti scritti non ne furono rilasciati (mia madre, archivista perfetta, li avrebbe di sicuro conservati) almeno a noi che abitavamo “fuori zona”, cioè piuttosto lontani dal luogo del disastro. Può essere che ci furono comunicazioni orali in riunioni cittadine o via media, ma non saprei dirti.

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