La chimica? Serve anche per gli spaghetti!

In questo post non voglio parlarvi di scienza e cucina, ma presentarvi un libro che ritengo davvero interessante.
Sono laureata in chimica e, come tale, soggetta ad essere il destinatario di cuoriose domande e, ancora peggio, di perentorie affermazioni pesantemente critiche. La chimica è sicuramente anche tossica, in alcune sue accezioni; industrie produttrici di chemicals hanno di certo negli anni potuto causare anche problemi ambientali o di altro genere, ma essa è anche connessa in maniera inscindibile con la vita e con tutto, ma proprio tutto, quello che facciamo ogni attimo di ogni giorno.
Da anni ripeto questo concetto a chiunque mi si rivolga per parlare di chimica, con la certezza di non risultare abbastanza esplicativa e neppure persusiva.
La scorsa estate, poco prima delle vacanze d’agosto, ho però trovato in una libreria milanese un libro che mi è parso “illuminante” a riguardo: narra della giornata di un uomo qualsiasi, mostrando come la chimica intervenga in ogni momento (e non per ucciderlo!).
Si tratta del libro di Silvano Fuso “Chimica quotidiana, ventiquattro ore nella vita di un uomo qualunque”, edito da Carocci editore, di cui di seguito riporto la copertina (in una foto mia, non proprio di livello “professionale”) e un breve “riassunto” che poi altro non è che l’estratto della seconda di copertina.
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Quanta chimica c’è nella giornata di una persona? Da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire, ogni istante della nostra esistenza è scandito dalla chimica. Non solo quella introdotta dall’uomo, ma anche quella naturalmente presente in ogni aspetto della nostra vita, dalle nostre funzioni biologiche ai nostri pensieri più elevati e alle nostre emozioni più profonde. Anche se spesso suscita diffidenza, inquietudine, timori e ricordi scolastici talvolta spiacevoli, la chimica è un’insostituibile compagna, con la quale dobbiamo costantemente confrontarci.
Conoscerla un po’ meglio può sfatare molti ingiustificati pregiudizi e aiutarci a comprendere quanto essa sia importante per ognuno di noi.

Se avete già letto questo libro (o se lo leggerete), mi piacerebbe avere una vostra recensione (e ovviamente il vostro punto di vista sulla chimica e su questo post anche se il testo suddetto non lo avevte mai visto e non intendete vederlo!)

8 pensieri su “La chimica? Serve anche per gli spaghetti!

    • Ciao.
      Sì, penso anche io che alcune frasi vengano dette solo per scarsa conoscenza della materia, altrimenti non si direbbero perchè si capirebbe che hanno poco significato.
      Purtroppo, a mio modo di vedere, si paga lo scotto di un sistema scolastico che nell’ultimo secolo circa una vera riforma coerente e completa non l’ha mai avuta e procede ancora basandosi (anzi “stampellandosi”) in qualche modo su una riforma scolastica del tutto umanistica vecchia di cent’anni (che aveva di sicuro un senso quando è stata fatta ma ora ne ha ben poco).
      Sarei felice se qualcuno degli insegnanti che legge il blog (umanisti, non solo chimici o simili) mi confermasse o smentisse, insomma, dicesse la sua.
      Simona

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  1. Gent.ma Simona, grazie di aver segnalato il mio libro. Scopo del libro è proprio quello di smontare tante false credenze legate alla chimica, troppo spesso demonizzata ingiustamente e, al tempo stesso, molto poco conosciuta. Ho affrontato queste tematiche anche in una recente intervista per “Il chimico italiano”, rivista del Consiglio Nazionale dei Chimici. Si può leggere qui: http://silvanofuso.xoom.it/silvanofuso/chimicoitaliano.htm

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    • Grazie Silvano di questo commento e del privilegio concessomi di avere l’autore “in carne ed ossa” qui sul blog, a poche ore dalla pubblicazione del post.
      Chissà che non si trovi il modo, in un prossimo futuro, di organizzare qualche iniziativa di “alfabetizzazione chimica” in cui sia possibile incontrarsi in una piazza reale (e non virtuale come questa del blog) e collaborare alla divulgazione corretta della chimica.

      Un saluto

      Simona

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    • Ciao Claudio.
      Credo che sarebbe anche interessante trovare un modo di portare questi concetti ai ragazzi delle scuole medie inferiori ma anche già elementari (o primarie, per usare la corretta denominazione)…
      Simona

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